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Dott.ssa Silvia Fois

Psicologa, psicoterapeuta costruttivista, esperta in Bio e Neurofeedback, terapia sensomotoria, EMDR.

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Bologna

Neuroplasticità

La Neuroplasticità

La Neuroplasticità

Una delle più notevoli capacità del cervello è la capacità di modificare la propria struttura in risposta a diversi stimoli.
È ormai ampiamente dimostrato che le esperienze modellano i nostri circuiti neurali, rendendoli più funzionali e mantenendoli giovani.
In altre parole, l’esperienza può aumentare la neuroplasticità, ossia il complesso dei processi molecolari e cellulari che rappresenta la base biologica delle cosiddette riserve cerebrali.
Numerosi studi clinici e sperimentali hanno dimostrato che molti fattori ambientali possono influenzare sia le funzioni fisiologiche del sistema nervoso centrale che la sua capacità di contrastare i cambiamenti patologici.

Fra i più studiati vi sono le abitudini alimentari, che dimostrano di avere un notevole impatto nelle dinamiche neurobiologiche, a vari livelli.
Per esempio, il contributo delle cattive abitudini alimentari nella crescente prevalenza di malattie neurologiche e psichiatriche è sempre più riconosciuto.
Parimenti, molti studi animali e alcuni studi sull’uomo dimostrano che la plasticità cerebrale indotta dalla dieta offre un enorme potenziale nel promuovere il benessere emotivo e cognitivo in svariati contesti: In
particolare si è visto che la dieta influenza molteplici aspetti della plasticità cerebrale, tra cui il neurosviluppo, le neurotrofine, la neurogenesi e la sinaptogenesi e persino l’attività a livello di intere reti neurali.

In questo scenario quindi la dieta si pone come modulatore chiave della struttura e della funzione del cervello.

L’ampia gamma di meccanismi cellulari e molecolari virtuosi innescati da composti come per esempio i polifenoli o gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) o da specifici regimi dietetici come la restrizione calorica o il digiuno intermittente, solo per citare i più studiati, si sono dimostrati vantaggiosi per il trattamento di disturbi neurologici caratterizzati da deficit diffusi in più domini cellulari.


Da questo quadro emerge dunque un notevole potere terapeutico traslazionale della dieta, il quale è ulteriormente supportato dai promettenti risultati degli studi epidemiologici in cui è stato analizzato il
ruolo dei fattori dietetici nel miglioramento.

Una delle più notevoli capacità del cervello è la capacità di modificare la propria struttura in risposta a diversi stimoli.
È ormai ampiamente dimostrato che le esperienze modellano i nostri circuiti neurali, rendendoli più funzionali e mantenendoli giovani.
In altre parole, l’esperienza può aumentare la neuroplasticità, ossia il complesso dei processi molecolari e cellulari che rappresenta la base biologica delle cosiddette riserve cerebrali.
Numerosi studi clinici e sperimentali hanno dimostrato che molti fattori ambientali possono influenzare sia le funzioni fisiologiche del sistema nervoso centrale che la sua capacità di contrastare i cambiamenti patologici.

Fra i più studiati vi sono le abitudini alimentari, che dimostrano di avere un notevole impatto nelle dinamiche neurobiologiche, a vari livelli.
Per esempio, il contributo delle cattive abitudini alimentari nella crescente prevalenza di malattie neurologiche e psichiatriche è sempre più riconosciuto.
Parimenti, molti studi animali e alcuni studi sull’uomo dimostrano che la plasticità cerebrale indotta dalla dieta offre un enorme potenziale nel promuovere il benessere emotivo e cognitivo in svariati contesti: In
particolare si è visto che la dieta influenza molteplici aspetti della plasticità cerebrale, tra cui il neurosviluppo, le neurotrofine, la neurogenesi e la sinaptogenesi e persino l’attività a livello di intere reti neurali.

In questo scenario quindi la dieta si pone come modulatore chiave della struttura e della funzione del cervello.

L’ampia gamma di meccanismi cellulari e molecolari virtuosi innescati da composti come per esempio i polifenoli o gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) o da specifici regimi dietetici come la restrizione calorica o il digiuno intermittente, solo per citare i più studiati, si sono dimostrati vantaggiosi per il trattamento di disturbi neurologici caratterizzati da deficit diffusi in più domini cellulari.


Da questo quadro emerge dunque un notevole potere terapeutico traslazionale della dieta, il quale è ulteriormente supportato dai promettenti risultati degli studi epidemiologici in cui è stato analizzato il
ruolo dei fattori dietetici nel miglioramento.

 

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Giulio Tarantino
Biologo Nutrizionista
Medicina Preventiva, Rigenerativa e Anti-Aging
Neurofeedback Provider
 
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